Sono quattro al momento i candidati a Sindaco per le prossime elezioni del Comune di Atri, la cui data è prevista il 10 Giugno 2018. Solo una, quella che fa capo a Piergiorgio Ferretti, sia pure con alcune caselle ancora mancanti, ha ufficializzato la squadra con nomi e cognomi. Per gli altri tre  si aspetta ancora di conoscere la lista che sosterrà il candidato alla carica di primo cittadino. Si tratta di un “ritardo” fisiologico, atteso che solo questo fine settimana lo scenario politico delle “trattative” ha dipanato di fatto il quadro, facendo emergere due candidature frutto di una scollatura che si è determinata in quello che poteva essere la vera grande alternativa , numericamente parlando, all’amministrazione uscente. I nomi di Ugo Giuliani (Prima Atri)  e di Giammarco Marcone (Atri Civica) hanno fatto crescere il numero dei concorrenti alle elezioni di Giugno, passando improvvisamente da due a quattro candidati. In tutto questo panorama, ancora in via di definizione, non essendo esclusa una quinta lista, un dato mi sembra evidente. L’assenza, nei tavoli e nelle riunioni dei vari organi politici, di una candidatura femminile. In barba alla tanto decantata parità di genere, alle battaglie sulla violenza nei confronti delle donne, alle commissioni sulle pari opportunità e ogni altra manifestazione elettoralmente inutile o demagogica, la politica al “maschile” ha ignorato la figura femminile, come proposta innovativa e rivoluzionaria.  Una donna candidata a Sindaco è quello che da sempre auspicavo ma che evidentemente è ancora un’eccezione. Se pensiamo all’elezione del Presidente del Senato della Casellati, “prima donna nella storia REPUBBLICANA alla presidenza di Palazzo Madama” che ha fatto notizia più della notizia in quanto tale, è tutto un programma. Nel terzo millennio e con il riconoscimento della “parità” tra uomo e donna , se il ruolo di una donna alla Presidenza del Senato o alla carica di Sindaca(o) fa notizia siamo davvero alla frutta. Peccato perchè 009 le donne hanno una marcia in più, e questo non fa male alla classe politica. Anzi fa troppo bene.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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