Maxi frode fiscale nel settore dei prodotti energetici: è questo il quadro emerso dall’operazione “Red gold”, condotta dai finanzieri del Comando provinciale della Guardia di Finanza di Pescara e coordinata dalla Procura della Repubblica di Avezzano (Aq), guidata dal procuratore capo Maurizio Maria Cerrato. L’indagine ha portato alla luce un articolato sistema illecito basato sulla commercializzazione irregolare di gasolio da riscaldamento, trasformato in una fonte di guadagno attraverso sofisticate manovre di manipolazione. Il nome dell’operazione, “Red Gold” (oro rosso), richiama proprio la colorazione del gasolio destinato al riscaldamento, venduto a prezzi particolarmente competitivi grazie a un meccanismo fraudolento.
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, un imprenditore originario della Marsica – formalmente residente in Svizzera e di fatto sconosciuto al fisco italiano – avrebbe orchestrato un sistema basato sulla manomissione dei dispositivi contalitri installati sugli automezzi aziendali. Questo permetteva di sottrarre parte del carburante durante la fase di erogazione, pur in presenza di documentazione apparentemente regolare. Il prodotto sottratto alimentava poi un mercato parallelo in nero: il gasolio veniva ceduto a distributori locali, che lo miscelavano con carburante per autotrazione regolarmente stoccato. Un doppio vantaggio illecito: da un lato l’evasione delle imposte sui redditi derivanti dalle vendite in contanti, dall’altro il mancato pagamento delle accise, sfruttando la differenza di tassazione tra gasolio da riscaldamento e quello per autotrazione, decisamente più elevata.
L’operazione ha coinvolto circa 50 militari ed è stata condotta su più fronti, con perquisizioni domiciliari e aziendali nelle province di L’Aquila, Pescara, Milano e Roma. Fondamentale il supporto delle unità cinofile – inclusi i cosiddetti “cash dog” addestrati per il rinvenimento di denaro – e dello Scico (Servizio Centrale di Investigazione Criminalità Organizzata), specializzato nell’individuazione di beni occultati grazie a tecnologie avanzate. Il bilancio dell’operazione: sequestrati quattro veicoli di lusso – tra cui una Ferrari Roma, una Ferrari Purosangue, una Porsche Macan e un’Audi RS6 – per un valore complessivo di circa un milione di euro. A questi si aggiungono orologi di pregio delle marche Rolex, Audemars Piguet e Breguet, oltre a 41mila euro in contanti e quattro automezzi aziendali dotati dei misuratori alterati. I beni sequestrati rappresentano anche una garanzia patrimoniale a copertura, almeno parziale, del debito accumulato dall’indagato principale nei confronti dell’Erario, già quantificato in circa 10 milioni di euro. Complessivamente sono 15 le persone coinvolte nell’inchiesta. Nei loro confronti sono state ipotizzate, a vario titolo, le accuse di associazione per delinquere finalizzata alla sottrazione all’accertamento e al pagamento delle accise sui prodotti energetici, frode nelle pubbliche forniture, ricettazione, omessa dichiarazione e autoriciclaggio.

