La situazione di Silvi presenta criticità sempre più evidenti, soprattutto se si osservano i dati relativi ai progetti finanziati con fondi PNRR, che avrebbero dovuto rappresentare un’occasione concreta di rilancio per il territorio.
Per la Casa di Comunità di Silvi il finanziamento PNRR ammonta a 865.379,29 euro, ma ad oggi risultano spesi appena 39.837,64 euro, pari al 4,60% del totale.
Si tratta di dati ufficiali pubblicati e attribuiti all’Assessore regionale alla Sanità Nicoletta Verì, che collocano Silvi tra i Comuni con il più basso livello di avanzamento.
Numeri che smentiscono nei fatti la narrazione della cosiddetta “filiera virtuosa” tra governo regionale e amministrazione comunale. Il quadro complessivo resta comunque profondamente grave: in Abruzzo, a pochi mesi dalla scadenza del PNRR, non è stata completata neanche una Casa di Comunità.
Questo andamento si riflette anche su un altro intervento strategico: il cantiere del lungomare.
L’amministrazione, il mese scorso, aveva dichiarato che i lavori, entro il 2025, sarebbero dovuti arrivare fino all’Hotel Silvi, come step fondamentale per consentire ai cittadini di comprendere l’impatto finale della riqualificazione.
A oggi, a dieci giorni dalla fine dell’anno, non è visibile alcuna trasformazione coerente con quanto dichiarato. Oltre alla pavimentazione non ultimata, ripiantumazione, irrigazione e illuminazione restano elementi esclusivamente progettuali.
Ancora più preoccupante è la gestione del patrimonio arboreo, che non è mai stato una priorità politica di questa amministrazione. I tagli effettuati sono risultati ben più consistenti di quanto annunciato, tanto da far richiedere, a più riprese e da più voci, l’interessamento della Soprintendenza. Alberi storici e caratteristici del lungomare risultano oggi compromessi, con danni che emergeranno pienamente solo a fine lavori, quando l’unica soluzione possibile rischierà di essere quella di ulteriori abbattimenti.
A questo si aggiunge il disinteresse verso il settore turismo, pilastro naturale di una città come Silvi, ridotto a stanziamenti marginali e privo di una visione strategica.
Opere compiute solo sulla carta, patrimonio arboreo sacrificato e turismo marginalizzato non sono episodi isolati, ma il risultato di scelte politiche precise e di un controllo debole.
Sette anni e mezzo di un’amministrazione che ha brillato in annunci e propaganda, ma che lascia il territorio alle cronache per polemiche e confronti impietosi con altri comuni. Silvi avrebbe decisamente bisogno di altro.
