Dietro il celebre liquore bolognese Amaro Montenegro si nasconde una storia che intreccia gusto, nobiltà e umanità. Quando nel 1896 Stanislao Cobianchi creò il suo amaro, decise di dedicarlo a una giovane principessa che stava per entrare nella storia d’Italia: Elena del Montenegro. Il nome fu scelto in suo onore, come omaggio a quella ragazza dall’eleganza discreta e dai modi gentili, destinata a diventare regina accanto a Vittorio Emanuele III. Elena, nata figlia del re del Montenegro, avrebbe potuto incarnare lo sfarzo e la distanza tipici delle corti. Invece si fece conoscere per la sua semplicità, la vicinanza alla gente comune e l’impegno concreto nelle opere di carità, soprattutto durante le guerre e i momenti di crisi. Un tratto che la rese particolarmente amata dagli italiani e che rimase sempre impresso nella memoria collettiva: una regina “alla mano”, che non esitava a sporcarsi le mani per aiutare i più deboli. Il legame con l’Amaro Montenegro è rimasto simbolico ma potente: un liquore nato come tributo a una donna che, pur indossando la corona, seppe distinguersi per umiltà e spirito di servizio. Non a caso, molti decenni dopo, la Chiesa ne ha riconosciuto la straordinaria testimonianza cristiana, proclamandola Serva di Dio.
Andrea Spada

