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Atri, dalla malattia all’incontro con l’Arte Sacra, in mostra all’Auditorium Sant’Agostino

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Nata in Francia da genitori di origini italiane, Gabriella Romani ha trascorso gran parte della sua vita professionale come responsabile delle Risorse Umane delle Ferrovie dello Stato francesi. Ma la sua vera passione era nata molto prima: da bambina, osservando la nonna ricamare paramenti sacri per la chiesa, Gabriella aveva promesso a sé stessa che, una volta in pensione, si sarebbe dedicata alle sue due grandi passioni: le icone sacre e l’apicoltura. Il momento arrivò, ma fu preceduto da una malattia che la portò a riflettere profondamente sulla vita. Decise così di intraprendere un viaggio in Terra Santa, dove, ammirando le opere di iconografia presenti nei luoghi della cristianità, comprese che la sua missione sarebbe stata quella di rendere grazie al Signore attraverso la creazione di icone sacre. Rientrata dal pellegrinaggio, si mise in contatto con un monastero che le fornì il nome di un maestro in Piemonte: un monaco esperto che la guidò nello studio di quest’arte antica, rigorosa e carica di spiritualità, sempre sotto la supervisione di un uomo di fede. Tornata in Abruzzo, terra delle sue radici, Gabriella ha messo la sua arte al servizio della comunità: ha ristrutturato la Chiesa di Santa Giusta facendone un bellissimo laboratorio e restituendole bellezza, e ha organizzato nella chiesa di Sant’Agostino ad Atri una mostra di splendide icone sacre aperte al pubblico fino al 17 agosto gratuitamente. Le sue opere, ricche di luce e significato, sono oggi un patrimonio prezioso che non solo arricchisce la vita culturale e spirituale dell’Abruzzo, ma si offre anche come dono e ispirazione per chiunque entri in contatto con esse.

Andrea Spada

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