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Atri verso il voto, intervista al candidato sindaco Piergiorgio Ferretti. “Un programma per rilanciare Atri”

Piergiorgio Ferretti

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Piergiorgio Ferretti, come intende risolvere il grave problema dell’Ospedale di Atri  dopo la pandemia che ha di fatto accorpato e in alcuni casi azzerato diversi reparti del  nosocomio? E’ sufficiente avere in lista un candidato medico?  

Il candidato medico  in lista,  dottor Enrico Marini,  non è uno qualunque ma è stato colui che ha reso l’ospedale di Atri un’eccellenza durante il Covid ed ha in mente un programma concreto di rilancio del presidio sotto l’aspetto medico e soprattutto chirurgico, strizzando l’occhio verso l’area metropolitana di cui Atri fa parte. Egli è una delle  colonne del San Liberatore, è garanzia stessa  dell’attenzione che riserveremo al nostro ospedale, sia in termini di conoscenza diretta dei  problemi, sia in termini di individuazione di tutte le possibili opportunità di sviluppo, perché  massimo è l’impegno che vogliamo profondere nella difesa del nostro ospedale. Il San Liberatore, è  in una posizione strategica e pur essendo presidio ospedaliero della Asl di Teramo, è diventato di  fatto il secondo ospedale di Pescara, poiché oltre il 30% degli accessi proviene dai comuni del  Pescarese. Inoltre, per numero di prestazioni è il secondo della Asl di Teramo. Con questi numeri.  la Regione non potrà non programmare un potenziamento del presidio, che sarà utile anche a  risolvere il cronico affollamento del nosocomio pescarese. Si dovrà riprendere l’idea di “area vasta “  che già negli scorsi anni aveva visto questo presidio a servizio della Pescara nord. Su quell’eccellenza dobbiamo costruire il futuro.

In più occasioni ha sottolineato che Atri è accogliente, bella e che ci sono in cantiere  molti progetti finanziati che vedranno la luce a breve. Tra questi il parcheggio, annoso  problema della città e viabilità che rappresentano i nodi dell’accoglienza.  

Quello di parcheggi è uno dei grandi temi della città, perché aumentare i parcheggi significa  migliorare l’accessibilità al Centro Storico, significa incentivare le possibilità commerciali dello  stesso Centro, ma anche rendere la città più “comoda” per i turisti, innescando un sistema virtuoso  che favorisce anche la nascita di posti di lavoro. Nel nostro progetto, sono due le risposte che  vogliamo dare alla domanda di nuovi parcheggi. La prima è quella del parcheggio che nascerà a  Porta Macelli, grazie ad un doppio finanziamento per un importo complessivo di 1,1 milioni, gli  espropri sono già stati conclusi e presto si aprirà il cantiere; avrà 60 posti auto, che non sono pochi  se si considera che, attualmente, i posti presenti in tutto il Centro Storico sono 78. La seconda  risposta è quella del parcheggio che nascerà al posto della Scuola media, e che offrirà moltissimi  nuovi posti.

Come saprà il problema del lavoro è un tema di grande attualità per Atri e i giovani  sono costretti ad emigrare per trovarne uno. Quale proposta intende realizzare per  frenare questo flusso migratorio?  

Quello giovani che devono lasciare la loro città per lavorare, non è certo un problema esclusivo di  Atri e, a ben guardare, non è neanche un problema, ma la giusta evoluzione di un processo di  formazione. Andare a studiare altrove o a lavorare in altre realtà o all’estero, significa coltivare le  proprie ambizioni e inseguire i propri sogni, costruirsi un futuro fatto di possibilità, cogliendo tutte  le opportunità. I ragazzi devono poter avere quelle occasioni che, giocoforza, un piccolo centro non  offre. Diverso, invece, è il discorso dei lavori che attengono alla territorialità e all’artigianalità,  perché in quelli sì che il Comune può farsi promotore di occasioni di resilienza e di sviluppo di  nuove occasioni, così come per una fascia di giovani professionisti, ai quali vorremmo poter offrire  servizi di rete, come spazi di coworking, o consulenti condivisi, per creare nuove occasioni. La  sfida, però, oltre a quella del turismo, è rendere Atri sempre più attrattiva, anche nelle  infrastrutture, per favorire l’insediamento di nuove realtà produttive, che possano creare nuove  occasioni di lavoro.

E’ vero che la scuola rappresenta un bacino enorme per la nostra città e che oggi è uno  dei maggiori in regione, ma il “mordi e fuggi” non crea fatturato per le attività  commerciali. Quali soluzioni intende proporre per rilanciare l’economia locale?  

Non è assolutamente vero che la scuola non crea fatturato, al contrario: 2000 studenti, solo nelle  superiori, e 400 persone, tra docenti e impiegati, crea un fatturato di assoluto interesse, ma non è  questo il tema. Il tema della scuola ad Atri è quello delle possibilità di scelta offerte ai nostri  ragazzi che, fino al diploma, sanno di poter trovare nella loro città ogni possibile occasione di  studio. Se è vero, come si diceva, che negli studi universitari e post universitari, il lasciare Atri è  una necessaria scelta, il non doverlo fare per tutto il corso di studi che va dall’asilo al diploma è un  valore aggiunto. Che certo giova anche alle famiglie, che non sono costrette a farsi carico si spese  ulteriori. Il fatto che Atri attiri molti giovani dalle realtà vicine, poi, oltre ad essere un elemento di  arricchimento culturale, come lo sono sempre gli scambi e le conoscenze, è anche portatore di  vantaggi per tutto un indotto, che va dai trasporti alla ristorazione. Certo, si può fare di più,  creando nuove sinergie che consentano agli studenti che vengono da fuori di vivere i loro  pomeriggi ad Atri, studiando o facendo sport magari, ma potendo contare su un sistema di  convenzioni studiate ad hoc. Intanto, coi 27mini alloggi per gli studenti dell’Erasmus a Palazzo  Cardinale Cicada, e col rientro in centro di altri 200 studenti, abbiamo già dato un segnale positivo  in questo senso. Per il rilancio dell’economia, la parola d’ordine è sempre: turismo. Non solo il  turismo classico, ma anche quello religioso, quello sportivo e quello scolastico, in una visione a  trecentosessanta gradi dell’offerta, anche grazie ad una rete sempre più fitta di strutture ricettive  che, insieme alle tantissime che sono nate in questi anni, fanno della nostra città un polo di  riferimento assoluto per il turismo abruzzese.

Da tempo si parla di una fusione dei comuni con Pineto, progetto sistematicamente  abbandonato dopo ogni campagna elettorale. Non è arrivato il momento di fare sul  serio visto che il numero degli abitanti di Atri è in calo?  

La fusione tra Atri e Pineto, con la creazione di un solo Comune delle terre del Cerrano, è una  possibile grande occasione, ma non può essere relegata al rango di facile promessa elettorale .  Fondere due realtà, significa interpretarne le vocazioni e costruirne una nuova, diversa e condivisa.  Non è facile, tra un Comune come Pineto, che ha il mare e tutto quello che il mare significa, e Atri  che invece è un Comune dell’entroterra, senza mare ma con tutti i servizi. Certo, sulla carta  sembra facile, quasi ideale, e magari lo diverrà, ma serve un lavoro di costruzione sinergica di  quella vocazione, perché non si crei una nuova realtà fatta di due diverse identità, ma une vera e  propria nuova identità, che raccolga e amplifichi il meglio di entrambe, senza mortificarne in alcun  modo le caratteristiche e le particolarità. Si può fare, ma non è facile chiunque la proponesse come  idea semplice farebbe un torto sia ad Atri che a Pineto. E’ un progetto che merita tempo.

 

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