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Regionali 2024, intervista a Federica Rompicapo che promette di “concentrarsi su Atri”

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Ha trattenuto l’emozione del primo giorno, gestito il diaframma, contenuto il brivido che saliva lentamente sulla schiena mentre afferrava il microfono di fronte all’Aula dell’Emiciclo nei cui banchi esperti e navigati consiglieri di maggioranza e opposizione osservavamo e ascoltavano “l’intrusa” sbarcata in quel Palazzo quasi a fine legislatura. Federica Rompicapo non ha vestito nemmeno per un attimo l’abito della consigliera regionale ma si è lasciata trasportare dalla semplicità e dalla franchezza che da sempre indossa, ovunque abbia ricoperto un ruolo istituzionale. Non ha nascosto l’adrenalina che aveva addosso, da quando si è messa in viaggio per l’Aquila sino al momento in cui il presidente del consiglio regionale Sospiri le ha dato la parola, chiamandola in quell’assise in cui sedette Emilio Mattucci come primo presidente della Regione nel 1970 e successivamente a capo della Giunta Regionale, oltre ai numerosi incarichi di assessore. Ha ricordato la figura dei concittadini che ebbero pesi e ruoli, come detto Emilio Mattucci, ma anche Giuliano Giuliani che sedette sullo scranno più alto dell’assise. Da allora Atri non aveva più avuto un rappresentante nell’assemblea e lei, con l’uscita di Tony Di Gianvittorio, divenuto sindaco di Notaresco, ora è lì, sia pure per pochi mesi, a far sentire la voce di un territorio vasto che va dalla città Ducale ai paesi della Val Fino sino alla costa con Silvi, Pineto e Roseto, da troppo tempo senza un riferimento nell’Emiciclo. Per le elezioni di Marzo non si sbilancia sulla sua candidatura ma traspare chiaramente, almeno da quanto si percepisce, una  volontà di mettere la sua dote elettorale a disposizione del territorio.

Qualcuno non ha esitato a definirla una donna fortunata, anche con un pizzico di invidia. Ma lei che ne pensa?

La fortuna in politica c’entra ben poco, dato che è fatta di numeri, e per le persone pragmatiche come me sono proprio i numeri che ti fanno razionalmente capire quante chance si hanno a disposizione. Nel 2019 il partito che aveva l’opportunità di eleggere più Consiglieri Regionali era indubbiamente la Lega, che era data al 27% ma che in provincia di Teramo raggiunse addirittura il 33%.
Considerando che le elezioni Regionali sono un mix tra Politiche e Amministrative, fu la squadra a fare la differenza, e che ci permise di fare quei 6 punti in più.

In molti si aspettano da lei qualche risultato per il territorio, per troppo tempo dimenticato. Cosa ha messo nella sua agenda?

Sono stata proclamata Consigliere Regionale il 4 agosto scorso, rappresento tutto il territorio Regionale e sono stata eletta con le preferenze dell’intera Provincia di Teramo, questo è necessario premetterlo. Appena eletta ho bussato in tutte le porte dell’Emiciclo per capire se in questo poco tempo potevo incidere con dei provvedimenti, oltre alla risoluzione del biglietto unico regionale per quanto riguarda il trasporto pubblico.
Mi sono attivata su tanti altri temi, ma quello che conta per me  in  questi pochi mesi è stato quello di aver creato collegamenti con il territorio per la risoluzione dei problemi piccoli e medi. Tuttavia, questa domanda dovreste farla al Sindaco Ferretti per sapere se sono stata una risorsa utile per la nostra comunità.

La Lega non ha più il peso politico di cinque anni fa quando fu la prima dei non eletti, qual è lo stato di salute del partito nella provincia di Teramo?

Come ho premesso la politica si fa con i numeri, e la Lega al momento, viaggia sul 9%.
Il consenso sale, scende e si sposta di Partito in Partito come è normale che sia.
In Provincia di Teramo al contrario di quello che si vuole far credere, la Lega mantiene sempre quei punti percentuali in più dei sondaggi politici.

Il San Liberatore, nonostante le promesse dopo la riconversione in struttura Covid, allo stato non ha avuto nessun beneficio né la riapertura di molti reparti. Si sente di poter dare qualche buona notizia per un’immediata svolta nella direzione di una ripresa delle attività?

In merito alla questione dell’Ospedale San Liberatore, io non ho fatto promesse, ma ho comunque fatto in modo di tutelare una porzione di territorio che rappresento.
Martedì ci sarà l’approvazione del nuovo Piano Sanitario, un documento che si aspettava da decenni e che sarà di esempio per molte altre Regioni.
Se chi osserva il Documento avesse l’accuratezza e la capacità di non costruirci uno strumento per fare bassa politica, ma il vettore per avere una sanità efficiente e sostenibile, allora saremmo già a buon punto. Se comunque vogliamo entrare nello specifico, San Liberatore, senza parlare di sigle di non uso comune, ai cittadini-utenti direi che i servizi erogati saranno esattamente gli stessi di oggi, con qualche posto letto in più.

A marzo si vota per il rinnovo del Consiglio Regionale e lei è stata corteggiata nel centro destra per una candidatura oltre che nel partito in cui milita. Cosa farà, si ricandida?

Sto ancora valutando al momento se confermare la mia candidatura, penso comunque di sciogliere la riserva entro qualche giorno. La mia riflessione che però già posso condividere in questo giornale, è che ci sono 5 candidati atriani ad oggi (di cui 3 di centrodestra), e ciò’ mi induce a voler concentrare, (grazie a tutti i legami regionali che ho avuto l’onore di stringere) i miei sforzi sul Comune di Atri.

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