Atri ha recepito fortemente la tradizione del presepe, sia quello vivente, con figuranti in carne e ossa, come avvenne a Greccio 800 anni fa, sia quello popolare o plastico, diffuso a partire dal XVI sec. grazie a S. Gaetano Thiene. La città acquaviviana ha sfolgoranti tradizioni francescane, con la presenza delle tre famiglie del Primo Ordine (S. Francesco, S. Leonardo, S. Antonio Abate), delle Povere Dame di S. Chiara (Clarisse Urbaniste) e dei Terziari, presso la Chiesa di S. Francesco e poi di S. Chiara.
In Atri era viva anche la devozione a S. Gaetano (eponimo della Parrocchia di Fontanelle), presso l’omonima cappella in S. Francesco, dove ogni anno veniva celebrato il Triduo, nella festa liturgica (7 agosto) e in S. Chiara. Nel XVIII sec. con la trasformazione barocca di S. Francesco, fu costruita, in luogo della precedente piazzetta, la scalinata a doppia rampa in pietra di Pretoro, con ninfeo rinascimentale evocazione del presepe francescano. All’interno è presente il presepe permanente, nella cappella di S. Raffaele (la prima a destra, guardando l’altar maggiore), accanto alla porta del Perdono. Diversi religiosi e fedeli non son d’accordo su quest’allestimento perpetuo, perché il presepe deve apparire in chiesa e nelle case, soltanto nel periodo natalizio, i cui estremi sono la solennità dell’Immacolata e la festa della Presentazione di Gesù al Tempio. Per l’allestimento, talvolta, è utilizzata come data supplementare la memoria di S. Lucia, in modo da avere il presepe pronto per le antifone maggiori. Mentre per riporre figure e paesaggi negli scatoloni, si attende qualche giorno dopo l’Epifania, legata alla visita delle Chiese per ammirare i presepi, e al bacio del Bambinello, alla fine della S. Messa.
Se vogliamo, anche la Cattedrale ha il presepe permanente, ovvero il pannello della Natività, di Andrea Delitio (seconda metà del XV sec.) e una tela di due secoli più tardi, un tempo custodita nella cappella del Sacramento. Per l’allestimento sono stati utilizzati diversi angoli della Basilica, come l’altare di S. Nicola, a metà della navata destra, accanto alla porta laterale mediana, abitualmente aperta, a differenza della Porta Santa e dell’altra, più vicina al presbiterio. Era l’altare della Congrega dei Sarti, infatti coeponimo è S. Omobono.
Altri presepi vengono allestiti in S. Chiara, S. Giovanni, S. Nicola e Santuario Diocesano di S. Rita. Nel Monastero delle Clarisse è custodito un presepe napoletano (XVIII sec.) Fin qui le Chiese intramurali. Propaggine del centro storico, il rione S. Antonio, dove presepi vengono allestiti in S. Gabriele e nella Cappella dell’Ospedale Civile. In queste due aule liturgiche il presepe spicca ancor di più, perché il visitatore non rimane incantato dalle innumerevoli opere d’arte, presenti nelle Chiese del centro, a partire dalla Cattedrale.
L’allestimento del presepe, oggi come allora, era momento di socializzazione e fraternità. Il ducato d’Atri, una sorta di territorio a statuto speciale nel Regno delle Due Sicilie, accoglieva in simultanea l’eredità francescana partita dall’Umbria e la policromia rumorosa dell’Italia Meridionale, con la mutua incidenza sempre pronta a rafforzare la religiosità di Atri e degli Atriani.
SANTINO VERNA.

