Liste d’attesa, prosegue la battaglia del medico Mario Leonzi contro la Asl di Teramo

“Siamo solo all’inizio, la protesta va avanti e prende contorni sempre più grandi” Tuona deciso il medico di base della città ducale, Mario Leonzi il quale ha ingaggiato una vera e propria battaglia con i vertici della Asl di Teramo sulla lunga lista di attesa per esami da lui richiesti a favore dei pazienti. La ripresa delle prestazioni, anche ambulatoriali, non è in grado di recuperare la lunga lista d’attesa che nel frattempo si è venuta a creare con la pandemia e la totale riconversione in ospedale Covid del nosocomio atriano. La richiesta di esami specifici per pazienti in cura che hanno sospeso, causa forza maggiore, accertamenti e attività di indagine clinica su presunte malattie, anche gravi, torna prepotentemente di attualità, proprio in ragione dei tempi sempre più lunghi della risposta alla domanda di sanità che proviene dalla medicina di base. In un articolo apparso sul quotidiano “ Il Centro” domenica 19 Settembre, a denunciare la cronica situazione in cui versa il sistema sanitario, è stato proprio un camice bianco di lungo corso con ambulatorio nella città Ducale, il dr. Mario Leonzi, il quale, nel raccontare di una paziente bisognosa di una visita con “priorità a breve” per via di una presunta mastite, alla quale il centro unico prenotazioni ha risposto che per la visita senologica bisognava attendere il mese di Ottobre del 2022,  ha sottolineato l’assenza del senologo in città dopo il trasferimento del reparto, prima operativo al San Liberatore, ora al Mazzini di Teramo. La vicenda è l’esatta fotografia di un lento ma costante impoverimento dei servizi che il San Liberatore eroga proprio a causa di un nuovo accentramento  delle prestazioni nell’ospedale di Teramo, come denuncia Leonzi, a scapito della sanità sul territorio. Il caso della donna per la quale era necessaria una visita tempestiva del senologo è uno dei tanti esempi di come si muove oggi il servizio sanitario pubblico, con una media di attesa di almeno un anno e talvolta anche di due. Tempi eccessivamente lunghi per la diagnosi di una malattia che può essere curata se presa in tempo ma che talvolta diventa letale se l’intervento è tardivo. Si salva solo chi dispone di denaro e può accedere al servizio a pagamento, come denuncia lo stesso medico di base facendo altri esempi. Per una visita endocrinologica i tempi di attesa sono almeno di 30 mesi- commenta Leonzi -e per un doppler carotideo anche un anno, salvo pagare la prestazione e allora tutto diventa più veloce, appena 48 ore. La colpa? Dell’organizzazione del lavoro e della gestione della Asl di Teramo dice Leonzi, il quale non risparmia critiche ai vertici di via Circonvallazione Ragusa definendola “poco attenta”. Di tutt’altro avviso il direttore sanitario Maurizio Brucchi che parla di strumentalizzazioni e risponde al medico di Atri affermando che “le visite da lui segnalate si potevano effettuare in tempi brevi”. Non entriamo nel merito della bontà delle affermazioni e tantomeno vogliamo credere che uno di essi non dica  la verità, trattandosi di due persone perbene,  ma i fatti, a livello nazionale, ci confermano che il tempo perso nella prevenzione e diagnosi va recuperato, e anche velocemente, al fine di salvare più vite possibili. Cominciando dal ripristinare tutto ciò che è stato tolto alla medicina del territorio e quindi agli ospedali di prossimità, i quali hanno riposto con professionalità nel periodo pandemico e meriterebbero l’adeguato riconoscimento.

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