Atri, un progetto per accogliere gli appassionati del vino nelle cisterne romane

L’arte declinata in diverse forme, anche liquide. Come succede ad Atri, città d’arte per il suo immenso patrimonio architettonico e culturale e che ha recentemente aggiunto al nome della cittadina, anche nei cartelli stradali di benvenuto che si trovano nelle vie d’acceso provenendo da Silvi e Pineto, la scritta “città dell’olio”. Tale dicitura non è passata inosservata ai residenti, i quali sono rimasti perplessi in un primo momento, atteso che in passato vi era scritto solo “Città d’Arte”. I tempi cambiano e la cartellonistica anche, vista la sostituzione nel centro cittadino urbano della segnaletica orizzontale, sulla quale c’è ancora molto da fare , e  su quella verticale, anche questa con alcune criticità di rilievo. La notizia delle ultime ora dal Palazzo Ducale è però un’altra: dall’olio al vino il passo è breve. Tanto da riunire la Giunta comunale, la quale ha deliberato un atto di indirizzo, il cui tono è il seguente: “Hadria città del vino in anfora”. Un progetto culturale che vede coinvolte diversi produttori tra i più noti della provincia teramana come l’azienda agricola Cirelli, la cantina Ausonia, l’imprenditore vinicolo Centorame  e la Tenuta Calanchi. Le aziende in parola hanno presentato un progetto all’amministrazione comunale, che ha espresso il proprio parere favorevole, per l’utilizzo dei locali sottostanti l’antico palazzo Ducale, all’interno della cisterne romane, al fine di proporre un inedito e originale modo di vedere, apprezzare e sorseggiare, agli astanti, il vino in anfora.  Come scritto nella delibera di giunta, la proposta merita accoglimento in quanto “si tratta di valorizzare gli ambienti sotterranei del Palazzo dove attualmente sono presenti due locali che necessitano di opportuna riqualificazione”. L’affidamento, si legge sempre nell’atto, è utile per sale espositive idonee a raccontare il legame della città con la produzione di vino in anfora e dedicarli ad eventi culturali, artistici e ricreativi. Ci sarà molto da lavorare adesso per i proponenti del progetto nella speranza che la situazione pandemica si attenui e che al visitatore di turno sia offerta la possibilità di assaggiare la qualità del buon vino all’interno dell’ambiente che fù dimora dei duchi atriani. In vino veritas!

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